PITTURE DI LUIGI MONTANARINI
La storia di questo pittore è presto detta: toscano e allievo di Felice Carena a Firenze per alcuni anni, pensionato nazionale di pittura a Villa Caffarelli (1933/1935) e perciò soggiorno a Roma, chiuso nello studio a cercare la sua realtà dentro la pittura.
Ma se breve è la sua storia, lungo è stato il suo cammino interiore, non al buio certo ma a quella luce arcana e sotterranea che disvela e assegna nel giusto luogo i fatti e le immagini umane.
Un pittore non nasce dal caso e spesso quelli che si dicono gli incontri di un pittore definiscono invece la sua avventura terrestre e il naturale dibattito con taluno dei pittori che lo hanno preceduto; e propriamente in un contrasto di accanita realtà qual’ è nel fatto di Montanarini che chiede alla pittura niente altro che la pittura e solo la pittura, sempre ammettendo noi che alla pittura si giunga, oltre che per la pittura, per la fantasia: come a dire in Paradiso attraverso le vie o del peccato o della santità.
Ma qui non è detta la pittura per la pittura: si vuole intendere la realtà che trova la sua accezione più diretta nella pittura. E che voglia dire la realtà per Montanarini, non resta che apprenderlo dalla sua pittura che scoppia dal corpo delle sue nude, dei paesaggi degli autoritratti e dei fiori con un rispetto ostinato d’ogni contraddizione; una curiosità tutta fisica assembra le partiture più complesse e le oscura e le indora, le condanna e le fa rosee, eppure concedendo ai più violenti sentimenti personali. Perciò la sua realtà è realissima quanto l’uomo dentro la sua multiforme luce, e l’ossessione è naturale.
Questa materia di eccezionale impronta fluisce e si raggruma, si scompone e si assesta nel buio caldo che pare cedere ai sensi e invece si riscatta in una contemplazione misteriosa, tenerissima.
La storia degli autoritratti non è quella di narciso: v’è un’ansia morale di conoscersi dentro la pittura, e il dubbio è d’essere tra luce e ombra nel solo desiderio di ritrovare la propria immagine al di fuori di ogni compiacimento.
A proposito di questa pittura chi vuole può fare i nomi che crede. Se per un verso noi siamo indotti a memorie rembrantiane, su Courbet ci fermiamo per l’attentato che il nostro pittore fà a tutta la pittura contemporanea. Questo nome, egli deve averlo appreso nello studio di Carena: ma l’antico allievo oggi assolve in pieno la tesi per una sua via possibile d’ogni paesaggio, sino ai più lontani.
Intanto il punto vitale, il giusto significato che l’attuale mostra propone, sta nella voce di discordia che il pittore Montanarini leva dalla sua tavolozza, e il dibattito sarà importante.
Libero De Libero Galleria della Cometa 1/15 marzo 1937.